Il design si conferma una leva strategica per accompagnare l'evoluzione delle professioni tecniche e sostenere i processi di innovazione. Da questa consapevolezza è nato "Design per una professione che cambia", l'evento promosso dalla Fondazione Inarcassa al MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma nell'ambito della Giornata Mondiale del Design Industriale, promossa dalla World Design Organization (WDO). L'iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo professionale, del design e dell'impresa in un confronto dedicato ai temi della resilienza, della sostenibilità e dell'innovazione, con l'obiettivo di approfondire il contributo che architetti e ingegneri sono chiamati a offrire nelle grandi trasformazioni economiche, ambientali e sociali. Ad aprire i lavori sono stati Massimo Garbari, Presidente di Inarcassa, Andrea De Maio, Presidente della Fondazione Inarcassa, Salvatore La Mendola, Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati. La moderazione è stata affidata a Luisa Bocchietto, architetto, designer e Senatore della World Design Organization, che ha inserito il confronto nel quadro della Giornata Mondiale del Design Industriale, dedicata quest'anno al tema della resilienza. Il design, ha osservato, non si esaurisce più nella realizzazione di prodotti, ma comprende processi, servizi e modelli organizzativi capaci di rispondere alle trasformazioni della società. «Ci servono meno prodotti e più soluzioni», ha affermato, invitando a porre al centro il pianeta, l'uso responsabile delle risorse e una progettazione che sappia assumere una responsabilità non solo tecnica, ma anche etica. L'apertura istituzionale ha delineato un quadro condiviso sulle sfide che attendono architetti e ingegneri. Massimo Garbari ha posto l'attenzione sul profondo cambiamento che interessa le professioni tecniche, chiamate oggi a operare in un contesto caratterizzato da innovazione tecnologica, transizione ecologica e crescente complessità. «Il futuro delle professioni tecniche non è lontano, è un futuro che in realtà è già qui», ha affermato il Presidente di Inarcassa, evidenziando come il progettista assuma oggi un ruolo ben più ampio rispetto al passato. «Oggi non siamo più solo progettisti, siamo interpreti del cambiamento», ha dichiarato, richiamando la responsabilità di architetti e ingegneri nel guidare i processi di innovazione, garantire qualità e sicurezza delle opere e accompagnare la transizione ecologica del Paese. Garbari ha inoltre richiamato la necessità di rafforzare la competitività della categoria attraverso modelli professionali più strutturati. I dati, ha ricordato, mostrano come le società tra professionisti registrino redditi medi più che doppi rispetto a chi esercita individualmente, un elemento che conferma il valore dell'aggregazione quale leva di crescita per la professione. «Rafforzare le professioni tecniche significa rafforzare l'Italia», ha concluso. A questa visione si è collegato Andrea De Maio, Presidente della Fondazione Inarcassa, che ha ribadito la missione della Fondazione quale luogo di confronto, crescita culturale e apertura verso le trasformazioni della libera professione. «Promuovere la libera professione significa diffondere la cultura tecnica e supportare i colleghi nell'intercettare le grandi transizioni del mercato», ha dichiarato, indicando nel design «una delle frontiere più prossime e strategiche» per architetti e ingegneri. De Maio ha inoltre ricordato che circa l'80% della sostenibilità di un'opera o di un prodotto si determina nella fase progettuale, una consapevolezza che attribuisce al progettista un ruolo decisivo nella qualità ambientale, economica e sociale degli interventi. Il valore del design quale fattore di innovazione ha trovato conferma anche nell'intervento di Salvatore La Mendola, Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, che ha indicato nel progetto uno strumento capace di offrire risposte alle sfide della rigenerazione urbana, della resilienza dei territori e dell'adattamento ai cambiamenti climatici. Il design, ha osservato, non rappresenta soltanto un esercizio creativo, ma una leva di cambiamento che favorisce il dialogo tra competenze e produce valore per la collettività. A completare il quadro istituzionale è stato Federico Mollicone, Presidente della VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati, che ha richiamato il valore economico e culturale del design italiano. Il comparto genera quattro miliardi di euro di valore aggiunto e occupa 76 mila addetti, numeri che confermano la leadership del nostro Paese in Europa. Mollicone ha ricordato le iniziative dedicate alla valorizzazione del Made in Italy e al rafforzamento dei percorsi formativi, ribadendo che «il design è uno dei motori dell'innovazione economica, sociale e culturale dell'Italia» e che la tutela del patrimonio produttivo nazionale rappresenta un investimento sul futuro del Paese. Su queste premesse si è aperto il primo panel, dedicato al rapporto tra design, innovazione e trasformazione sociale. Le esperienze presentate hanno mostrato come il progetto possa migliorare la qualità della vita, anticipare i cambiamenti e generare valore economico e sociale. Ad aprire il confronto è stato Danilo Ragona, Experience Designer, imprenditore e fondatore di Able to Enjoy, che ha raccontato come un'esperienza personale si sia trasformata in un percorso di ricerca dedicato alla mobilità inclusiva. Dopo un grave incidente, Ragona ha ridefinito il concetto di ausilio, superando la logica del dispositivo medicale per sviluppare oggetti di design capaci di coniugare funzionalità, personalizzazione e autonomia. «Volevo cambiare il linguaggio del mondo della disabilità», ha spiegato. Una ricerca che continua ancora oggi attraverso il viaggio, considerato «un'opportunità per fare ricerca e sviluppo». L'intervento di Danilo Ragona ha introdotto una riflessione sul rapporto tra ricerca, innovazione e qualità del progetto, sviluppata da Giovanna Talocci, designer e fondatrice di Talocci Design. Forte di oltre quarant'anni di esperienza professionale, Talocci ha raccontato un approccio fondato sull'osservazione dei cambiamenti e sulla capacità di anticipare i bisogni del mercato. «Vado a vedere le fiere per vedere quello che non c'è, non per vedere quello che c'è», ha affermato, sintetizzando una visione della progettazione orientata alla sperimentazione e all'innovazione. Dall'impiego di materiali innovativi fino all'evoluzione degli spazi dedicati al benessere, il suo percorso professionale dimostra come un progetto di qualità sia destinato a durare nel tempo. «Se tu fai un prodotto bello, intelligente, funzionale è senza tempo e resiste», ha osservato, ricordando che il design può migliorare concretamente la qualità della vita. «Usare il design per aiutare gli altri credo che sia importante», ha concluso. A chiudere il primo panel è stato Sergio Buttiglieri, già Style Director di Sanlorenzo, che ha offerto una riflessione sul rapporto tra cultura del progetto, manifattura e competitività internazionale. Ripercorrendo l'evoluzione del settore della nautica di alta gamma, Buttiglieri ha evidenziato come il dialogo tra imprese, progettisti e grandi firme del design abbia contribuito a ridefinire il linguaggio degli yacht contemporanei e a rafforzare il posizionamento del Made in Italy sui mercati internazionali. Il design, ha spiegato, rappresenta un investimento strategico che produce valore lungo l'intera filiera produttiva. «Non bastano i soldi per fare delle aziende di qualità», ha affermato, richiamando l'importanza di una cultura progettuale condivisa quale elemento distintivo dell'eccellenza manifatturiera italiana. Il secondo panel ha approfondito il rapporto tra progetto, territorio e sostenibilità, mettendo in luce il contributo del design alla valorizzazione delle risorse locali, allo sviluppo dell'economia circolare e all'innovazione dei processi produttivi. Ad aprire il confronto è stato Roberto Marcatti, architetto, designer e fondatore di RMA Studio, che ha presentato alcune esperienze realizzate in Puglia dedicate alla valorizzazione dell'acqua, del paesaggio e delle produzioni agroalimentari. Il suo intervento ha mostrato come il design possa rafforzare l'identità dei territori e trasformare il patrimonio ambientale e culturale in un'opportunità di sviluppo sostenibile. Richiamando il tema della tutela delle risorse naturali, Marcatti ha ricordato che «se manca l'acqua non c'è agricoltura e se non c'è agricoltura la gente non mangia», sottolineando il legame tra qualità della progettazione, tutela dell'ambiente e benessere delle comunità. La riflessione è proseguita con Tiziana Monterisi, architetto, imprenditrice, fondatrice e CEO di Ricehouse, che ha illustrato l'esperienza della propria azienda, fondata sul recupero degli scarti della filiera del riso per la realizzazione di materiali destinati all'edilizia e al design. Il progetto dimostra come ricerca, innovazione ed economia circolare possano dare vita a nuovi modelli produttivi. «Il design non si può fare senza il processo», ha affermato, evidenziando come ogni scelta progettuale debba considerare l'intero ciclo di vita del prodotto. Ha quindi ricordato che i biomateriali sviluppati da Ricehouse consentono di immagazzinare anidride carbonica nel tempo: «la sedia è un piccolo serbatoio di CO₂ che resta sequestrata all'interno dell'oggetto per l'intera sua vita». A concludere il panel è stato Davide Vercelli, ingegnere e designer, che ha dedicato il proprio intervento all'analisi del ciclo di vita dei prodotti (Life Cycle Assessment - LCA), indicandola come uno degli strumenti fondamentali per orientare le scelte progettuali. Il design contemporaneo, ha spiegato, non riguarda soltanto gli oggetti, ma richiede una revisione dei processi produttivi e dei modelli di consumo. «Il significato odierno del design è quello di un redesign dei processi e dei sistemi e della promozione di paradigmi diversi», ha affermato, sottolineando come la sostenibilità debba costituire un criterio progettuale fin dalle prime fasi di sviluppo di un prodotto. Nelle conclusioni, Andrea De Maio, Presidente della Fondazione Inarcassa, ha ribadito l'impegno della Fondazione nel promuovere occasioni di confronto tra professioni, istituzioni, imprese e mondo del design, con l'obiettivo di accompagnare l'evoluzione della libera professione e diffondere una cultura della progettazione orientata all'innovazione. Il Presidente ha espresso l'auspicio che il confronto sviluppato nel corso della giornata possa offrire alle nuove generazioni di architetti e ingegneri strumenti e visioni per affrontare le trasformazioni del mercato, richiamando la necessità di costruire «progetti comuni, temi comuni e visioni comuni». L'iniziativa ha confermato il valore del dialogo tra istituzioni, professioni e mondo del design quale strumento per accompagnare l'evoluzione dell'architettura e dell'ingegneria. In questa prospettiva, Fondazione Inarcassa rinnova il proprio impegno nel promuovere iniziative di approfondimento dedicate all'innovazione, alla sostenibilità e alla cultura del progetto, nella convinzione che la qualità della progettazione rappresenti una leva strategica per la competitività del Paese e per il futuro delle professioni tecniche. Scarica la locandina e consulta il programma dell'evento Leggi l'articolo di presentazione dell'evento Scarica le slide di Danilo Ragona Scarica le slide di Giovanna Talocci Scarica le slide di Roberto Marcatti Scarica le slide di Tiziana Monterisi Scarica le slide di Davide Vercelli